Perché scrivere? Cinque benefici della scrittura introspettiva

benefici della scrittura

Le giornate sono piene di impegni, richieste, urgenze.
Le settimane si susseguono veloci.
Ieri sembrava gennaio e oggi senti già parlare di revisione di metà anno.

Da quando il tempo ha preso questa micidiale accelerata?

Ma soprattutto tu dove sei, lanciato o lanciata in questa corsa affannosa verso un futuro che sembra sempre un passo più in là?
Dov’è il tempo per te, per quello che ti faceva o che ti fa stare bene, per fare chiarezza su quello che sei e quello che vuoi?
Spoiler: potrebbe essere una rotta diversa da quella che stai seguendo a occhi bendati.

Dov’è il tempo per chiederti: come sto? Come mi sento? Quali emozioni mi attraversano?

Quel tempo non te lo regala nessuno. Non devi aspettarti che a un certo punto ti sarà concesso.
È un tempo che ti devi ritagliare con intenzione e consapevolezza, anche faticando un po’, facendo spazio tra tante altre richieste, esigenze, apparenti priorità.

Ne vale la pena.
Un tempo di cura, di ascolto, di attenzione, di rallentamento, di ricomposizione interna è necessario.
Ne ho parlato anche qui: La scrittura come atto di cura di sé e del mondo.

La scrittura può diventare una possibilità per tornare a sentirti presente alla tua vita.

In questo articolo esploreremo alcuni tra i benefici della scrittura introspettiva. Lo faremo attraverso le parole di alcuni autori e autrici che hanno fatto della scrittura un mestiere, un piacere, un modo di essere e vivere.
Cominciamo!



Scrivere è la pillola rossa

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Immagine dal film Matrix

Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio. 

Matrix

Possiamo mantenerci in superficie, non farci troppe domande, e vivere più o meno bene ugualmente.
Oppure scegliere di scendere giù, di scavare, di capire, di aprire porte. Di non lasciare che la vita passi senza interrogarla, anche ponendo quesiti scomodi.

No, non è Matrix, però un po’ è: pillola rossa o pillola blu?
La scrittura introspettiva è la pillola rossa: ci accompagna in un viaggio che non sappiamo dove ci porterà, ma che vale la pena di compiere.

Uno vive così, protetto, in un mondo delicato, e crede di vivere. Poi legge un libro (L’amante di Lady Chatterley, per esempio), o fa un viaggio, o parla con Richard, e scopre che non sta vivendo, che è ibernato. I sintomi dell’ibernazione sono facili da individuare: primo: inquietudine, secondo (quando l’ibernazione diventa pericolosa e può degenerare nella morte): assenza di piacere. Questo è tutto… Sembra una malattia innocua. Monotonia, noia, morte.
Milioni di uomini vivono in questo modo (o muoiono in questo modo), senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini.
Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte.
Alcuni non si svegliano mai. Sono come quelli che si addormentano nella neve per non risvegliarsi più.
Ma io non sono in pericolo, perché la mia casa, il mio giardino, la mia bella vita, non bastano a calmarmi. Sono conscia di essere in una splendida prigione dalla quale posso fuggire solo scrivendo.

Anais Nïn

Scrivere per dare parole al dolore, alla paura, al buio

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William Shakespeare, foto da Studenti.it

Ci sono momenti in cui il dolore, la confusione o la stanchezza sembrano toglierci le parole.
Restano emozioni difficili da nominare, pensieri aggrovigliati, sensazioni che abitano il corpo senza riuscire davvero a trovare una forma.

Proprio qui la scrittura diventa uno strumento importante: perché, quando il dolore ci sottrae la voce, scrivere può aiutarci lentamente a ritrovarla. Scrivere è riconnettersi con sé stessi e sé stesse, dare un ordine al caos, creare uno spazio di ascolto, comprensione e compassione.
Scrivere è uno spazio per attraversare il buio e tornare, passo dopo passo, a rivedere le stelle.

Date parole al dolore: il dolore che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi

William Shakespeare, Macbeth

Quando trovi il coraggio di raccontarla, la tua storia, tutto cambia.
Perché nel momento stesso in cui la vita si fa racconto, il buio si fa luce e la luce ti indica la strada.

Ferzan Özpetek

La scrittura è l’unico luogo dove posso essere intera, dove le mie fratture diventano linee di forza.

Keri Hulme, Il popolo delle ossa

Scrivere per mantenere vivo il ricordo

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Carlo Cassola, foto da Wikipedia

Scriviamo per trattenere ciò che il tempo porta via. Per salvare volti, emozioni, momenti, persone amate. Scrivere ci permette di abitare ancora, almeno in parte, relazioni, luoghi, frammenti di vita che temiamo di dimenticare. Salviamo memorie, riconosciamo ciò che ci ha attraversati e, mentre lo raccontiamo, comprendiamo qualcosa in più di chi siamo stati e di chi stiamo diventando.

Scrivendo, onoriamo la vita che ci è passata attraverso, le esperienze vissute, gli incontri, i momenti di svolta.

Più invecchio e più le persone che ho conosciuto non ci sono più. E io non riesco a fare pace con nessuna di queste assenze.
Allora che faccio? Scrivo. 
Prendo un episodio del passato e mi metto a scrivere.
Dentro al passato, quelli che tu ami stanno tutti là, non ci manca nessuno. 
E allora, scrivendo, costringo queste persone, che si sono andate a cacciare in quell’aldilà senza il mio permesso, a essere di nuovo con me.
Fino a che scrivo, loro stanno con me.

Erri De Luca al Festival della Fiaba

Ma io chi ero? In che cosa ero diverso dagli altri? Avevo veramente qualcosa da dire? Era una vera vocazione, la mia, o una semplice infatuazione, destinata a far la fine di tutte le altre? Passai dei mesi tormentosi. Non riuscivo a rispondere a queste domande, non riuscivo a veder chiaro in me stesso. Non riuscivo a capire (l’ho capito solo molto tempo dopo) che l’impulso che mi spingeva era lo stesso di quando ero bambino: fermare sulla carta l’esistenza delle cose che mi erano care.


Carlo Cassola, prefazione a Il taglio del bosco

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me.

Fabrizio De André

Scrivere per capire e capirsi di più

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Annie Ernaux, foto da Il Libraio

La scrittura porta alla luce qualcosa che dentro di noi esiste già, ma che non siamo ancora riusciti a vedere con chiarezza. 
C’è una forma di conoscenza che emerge soltanto mentre scriviamo. Si manifesta nel gesto stesso dello scrivere, quando facciamo correre la mano sulla pagina, quando lasciamo affiorare ricordi, immagini, connessioni, emozioni che la mente razionale da sola non riuscirebbe a raggiungere.

Per questo la scrittura di sé non è soltanto espressione: è anche esperienza, esplorazione, scoperta. La scrittura che cura, che apre spazi interiori, ci porta su sentieri a volte impervi, entra nei cunicoli più stretti del pensiero, mette sulla pagina detriti, fossili, polvere di stelle e li ricompone in un nuovo magico ordine.

A che scopo scrivere d’altronde se non per disseppellire cose, magari anche una soltanto, irriducibile a ogni sorta di spiegazione – psicologica, sociologica, o quant’altro – una cosa che sia il risultato del racconto stesso e non di un’idea precostituita o di una dimostrazione, una cosa che provenga dal dispiegamento delle increspature della narrazione, che possa aiutare a comprendere – a sopportare – ciò che accade e ciò che facciamo.

Annie Ernaux

Scrivo per scoprire cosa sono e cosa sto diventando.

James Baldwin, Note di un figlio nativo

Scrivere perché ci piace e ci fa sentire bene

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Stephen King, foto da Il Libraio

Concludiamo così questa panoramica sui benefici della scrittura introspettiva.
Il corpo cambia stato quando scriviamo. Il respiro rallenta, l’attenzione si focalizza, il sistema nervoso esce dalla modalità di allerta continua. La scrittura, soprattutto quando praticata con continuità e presenza, può diventare una forma di decompressione.

Scrivere a mano attiva processi cognitivi differenti rispetto alla digitazione su pc o smartphone: richiede più lentezza, coordinazione, attenzione e coinvolgimento sensoriale.

Per molte persone questo contribuisce a creare una maggiore connessione con ciò che stanno vivendo e sentendo. La scrittura può funzionare come uno spazio di regolazione interna, ascolto e integrazione tra mente, emozioni e corpo. Ed è forse anche per questo che, dopo avere scritto, molte persone riferiscono una sensazione di sollievo, chiarezza o ‘respiro’ ritrovato.

Lo fai per i soldi, bellezza?
La risposta è no. Né ora né mai. D’accordo, ho ricavato parecchio grano dalle mie opere di narrativa, ma non ho mai buttato giù una sola parola con il pensiero di venire pagato. […]

Scrivo perché così mi sento realizzato. Magari in passato è servito a estinguere il mutuo della casa o mandare i figli al college, ma non era quello il punto. Lo faccio per la scarica di adrenalina, perché mi dà gioia e, proprio per questo, continuerei all’infinito.

In certi periodi è stato un atto di fede, un pugno in faccia alla disperazione e all’angoscia. La seconda metà di questo libro è stata ultimata con questo spirito. A muso duro, come dicevamo da ragazzini.

La scrittura non è la vita, ma talvolta può essere una specie di resurrezione. È un dettaglio che ho appurato nell’estate del 1999, quando il conducente di una monovolume azzurra ha rischiato di uccidermi.

Stephen King, On writing

Mi chiedono perché ho scelto di scrivere. Io non l’ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi.

Amélie Nothomb

Scrivo per la gioia di farlo. È un posto dove andare. Senza dubbio è un posto in cui mi trovo… in cui sento di trovare la parte onesta di me. Quando ho cominciato a scrivere ero sola. Il mio primo marito mi aveva lasciata, avevo nostalgia di casa, i miei genitori mi avevano ripudiata perché mi ero sposata giovanissima e avevo divorziato. Scrivevo solo per… per tornare a casa. Era come andare in un posto in cui mi sentivo al sicuro. Perciò scrivo per fissare una realtà.

Lucia Berlin

Scrivere per recuperare una relazione con sé stessi e sé stesse.
Ritrovare la propria voce.
Comprendere meglio i propri bisogni.
Fare chiarezza nei momenti di transizione.
Guardare la propria storia da una prospettiva inedita.
Stimolare la creatività (per approfondire ti rimando a questo articolo: Come stimolare la creatività attraverso la scrittura)
E, a volte, scoprire possibilità che fino a poco prima sembravano invisibili.

Ci sarebbero tanti, tanti, tanti altri motivi per scrivere.
Queste riflessioni ci riportano però già alla potenza di un gesto che compiamo da 5000 anni.

E tu, per quali motivi scrivi o ti piacerebbe iniziare a scrivere?

Ogni prima domenica del mese ti invio una mail con una pratica di scrittura introdotta da un brano o da una riflessione. Un piccolo stimolo per vivere con maggiore consapevolezza il periodo dell’anno che si apre.

E ti aggiorno sui prossimi percorsi.

Ti va di riceverla?

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