Scrivere per imparare a gestire le emozioni

scrittura per imparare a gestire le emozioni

La scrittura può avere un ruolo nella comprensione e nella gestione delle emozioni?
Spoiler: sì.

Ma qui sotto ti spiego come, partendo da qualche indicazione necessaria su cosa sono le emozioni e come si muovono dentro di noi.




Ingombranti. Così ho sempre sentito le mie emozioni. Ingombranti loro, e io con loro.

Il senso di vergogna nel parlare di fronte alla classe, la paura che si fa ansia prima di un esame, la meraviglia così intensa da catapultarmi in un altro mondo.

Ingombranti le mie emozioni, ingombranti quelle delle altre persone. La tristezza di chi mi sta accanto che mi arriva come una sferzata di vento in faccia, le lacrime altrui che si fanno inestricabilmente mie, l’entusiasmo che chiama sempre entusiasmo.

E tu, quale parola associ per prima a emozioni?

L’emozione è mente e corpo insieme

L’emozione sorge laddove corpo e mente si incontrano, ci dice Eckhart Tolle, autore e divulgatore tedesco. È questo il loro bello: ci fanno capire che non siamo mai solo mente o solo corpo, siamo un tutto unico. La nostra esperienza del mondo è di mente e corpo insieme, uniti, imprescindibili l’uno all’altra.

I battiti che salgono, la mente che si annebbia, la lingua che si impasta, le mani che sudano, le gambe che tremano, il brivido che corre lungo la schiena, il corpo che si muove in modo più meccanico. Questo fanno le emozioni: ci attraversano da parte a parte, ci fanno prendere coscienza di aree del corpo di cui altrimenti non sapremmo (quasi) nulla, ci abbracciano, ci scuotono di impulsi rapidi e a intensità variabili.

Perché l’emozione è, citando Una parola al giorno “una reazione psichica piacevole o spiacevole, che si manifesta anche nel corpo e nel comportamento”. L’etimologia è chiara: il verbo latino è movère, muovere, cui si unisce il prefisso e-. Muove fuori, verso l’esterno.

Dalla mente al corpo quindi, ma anche viceversa, in una comunicazione che si alimenta e si nutre vicendevolmente. Hai presente quando modulando il respiro hai la sensazione di allentare la tensione? Il corpo invia un segnale alla mente, le emozioni si ricalibrano.

Le emozioni corrono veloci

Un’emozione attiva nell’organismo una risposta rapida: nel giro di pochi istanti il cervello invia segnali che coinvolgono il sistema nervoso e ormonale, preparando il corpo ad agire. Questa accelerazione fisiologica è ciò che ci permette di reagire subito a una minaccia o di cogliere un’opportunità.

Sì, perché le emozioni, piacevoli e spiacevoli che possano essere, hanno una funzione, ci inviano un messaggio.

Le emozioni spiacevoli, come rabbia o paura:

  • ci attivano
  • ci hanno consentito di sopravvivere in situazioni di pericolo
  • ci permettono di reagire con immediatezza agli stimoli esterni.

Le emozioni piacevoli, come entusiasmo e speranza:

  • sono un antidoto potente
  • proteggono il nostro equilibrio psico-fisico
  • sono risorse da valorizzare e sviluppare per i periodi di magra
  • ci spingono a esplorare, a connetterci con le altre persone, a imparare, a diventare più forti di fronte alle avversità.

Barbara Fredrickson è la psicologa che per prima ha dedicato anni di studio e ricerche alle emozioni positive.

L’importanza della gestione delle emozioni

Secondo i filosofi stoici, prendere coscienza di una passione nei suoi primissimi palpiti è il momento migliore per controllarla.
Quasi nello stesso modo, secondo Daniel Goleman, l’autoconsapevolezza, la capacità di riconoscere un’emozione nel momento in cui si presenta, è alla base dell’intelligenza emotiva.

Lo sottolineo: nel momento in cui si presenta, è il momento per modulare la nostra reazione. Se capiamo cosa proviamo mentre lo stiamo provando, se riusciamo a essere consapevoli del contesto emotivo in cui ci muoviamo, abbiamo maggiori possibilità di gestire le nostre risposte in modo efficace.

Chi è Daniel Goleman?

Ė lo psicologo e giornalista scientifico statunitense, conosciuto per aver reso popolare il concetto di intelligenza emotiva con il suo libro Emotional Intelligence (1995). Questi studi si innestano sulle ricerche sulle intelligenze multiple cui aveva dato avvio Howard Gardner.
L’Intelligenza Emotiva è un insieme di competenze che ci aiuta a riconoscere, comprendere e utilizzare le nostre emozioni in modo efficace.

Una buona consapevolezza e gestione delle emozioni, proprie e altrui, è strettamente connessa a una serie di risultati positivi, come

  • Costruire relazioni più sane e forti
  • Prendere decisioni più efficaci
  • Attivare la resilienza durante i periodi di stress
  • Ottenere migliori prestazioni lavorative e risultati più efficaci
  • Manifestare maggiori capacità di negoziare.


Mica poco.

La scrittura per la gestione delle emozioni

Ma veniamo a noi.

Come ci può aiutare la scrittura nella consapevolezza emotiva e nella gestione delle emozioni?

Premessa necessaria. Nessun risultato miracoloso: come nella maggior parte delle attività e del lavoro su di sé non ci sono soluzioni magiche o sprint che ci fanno segnare il traguardo. C’è un lavoro, un allenamento costante, una maratona a passo lento, ma continuo, che nel tempo produce risultati. I benefici emergono dalla ripetizione, non dall’episodio isolato.

La scrittura può essere una grande coach nella conoscenza e nella elaborazione del nostro patrimonio emotivo, spesso ingombrante, per tornare alla parola con cui ho aperto questo articolo.

Catarsi e allentamento della tensione emotiva

La scrittura può servire come mezzo per esprimere e lasciare andare emozioni intense. Può essere utile, in modo particolare, quando si affrontano situazioni stressanti, traumi o momenti difficili.

La scrittura espressiva offre un modo per svuotare la mente e sentirsi più leggeri/e.

Scrivendo di ciò che ti preoccupa, puoi sperimentare una sorta di catarsi, alleviando il peso di quello che provi, riducendo la ruminazione mentale.

Dare un nome alle emozioni come primo passo dell’elaborazione emotiva

La cosa spesso più difficile? Capire che emozioni stiamo provando.

Perché non proviamo mai una sola emozione alla volta, ma emozioni diverse a intensità diverse. Quella che ci arriva è spesso quella più intensa ma sotto… sotto c’è molto di più.

Esempio: fine di una relazione possiamo provare rabbia, delusione, insoddisfazione, senso di solitudine, tristezza e forse anche un pizzico di sollievo e speranza.

Comprendere il patchwork emotivo e in modo granulare il tipo di emozioni che proviamo è un ottimo primo passo per riconoscerle ed esercitare un po’ di distanza, non farci travolgere.

La scrittura aiuta a:

  • rallentare
  • distinguere
  • nominare.


E nominare significa iniziare a prendere distanza. Proviamo a riconoscerle queste emozioni, a chiamarle per nome, a non negarle, nasconderle, reprimerle. Ti ho chiamato per nome: paura della solitudine, apprensione, noia, ansia, fastidio, ribrezzo, entusiasmo, sorpresa, e via di seguito.

Cosa ci può aiutare a trovare un nome alle nostre emozioni? La ruota delle emozioni dello psicologo americano Robert Plutchik, un esempio lo trovi qui: Il Fiore delle Emozioni di Plutchik.

(foto dal sito 6seconds.org)

Portare fuori le emozioni, osservarle, prenderne le distanze

Scrivendo un’emozione, la sposti all’esterno. L’emozione non sei tu. Diventa un oggetto di osservazione.

Scrivere permette di passare da: “Sono arrabbiata” a “Sto provando rabbia in questa situazione”. La rabbia sì ti attraversa ma sei tu che la puoi controllare, non è lei a controllare te.

Pratica di scrittura

Guarda la ruota delle emozioni e prova a individuare l’emozione prevalente che stai provando ora.
Scrivila partendo da: “Ora mi sento…“.

Ci sono altre emozioni che si muovono dentro di te, magari in modo meno evidente e più silenzioso?

Prosegui nella scrittura con: “E anche…“.

Esempio: Ora mi sento serena. E anche un po’ annoiata e pensierosa.

Costruisci il tuo personale, unico patchwork delle emozioni.

Ristrutturazione e significato dell’esperienza emotiva

La scrittura non è solo sfogo. È anche rielaborazione. Rileggere ciò che abbiamo scritto, meglio ancora se in modo consapevole e guidato, consente di:

  • individuare schemi ricorrenti
  • riconoscere trigger o fattori scatenanti
  • dare un significato più ampio all’esperienza.


La narrazione personale diventa uno strumento di integrazione. Non cancelliamo ciò che è accaduto, ma lo inseriamo in una storia più ampia e coerente.

Coltivare le emozioni positive

La scrittura e le storie non servono solo a gestire il disagio o a incanalare le emozioni spiacevoli.
Possono essere uno strumento per:

  • amplificare la meraviglia
  • allenare la gratitudine
  • consolidare i momenti di gioia.


Costruire un proprio tesoretto di bene per i momenti difficili, gettare luce su quanto di buono c’è nella tua vita, cambiare prospettiva. 

Ecco una piccola perla di meraviglia:

Il tetto si è bruciato:
ora
posso vedere la luna.

Mizuta Masahide
(1657-1723)

Nei laboratori di scrittura lavoriamo anche con la poesia e con gli haiku come portali di connessione con noi stessi, con il momento presente, con la bellezza delle nostre emozioni. Annotare ciò che funziona, ciò che nutre, ciò che ha senso cambia progressivamente la prospettiva. È riequilibrio dello sguardo.

Per oggi è tutto. Buoni passi e al prossimo approfondimento,

Elisabetta

Ogni prima domenica del mese ti invio una mail con una pratica di scrittura introdotta da un brano o da una riflessione. Un piccolo stimolo per vivere con maggiore consapevolezza il periodo dell’anno che si apre.

E ti aggiorno sui prossimi percorsi.

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